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Tecnica delle pirouette: quali sono i trucchi meno noti che fanno davvero la differenza?

📅 27 Agosto 2026✍️ di Ilaria Foresi⏱️ 5 min di lettura

La pirouette è uno dei movimenti più eleganti della danza classica, ma anche uno dei più traditi da esecuzioni superficiali. Ho visto centinaia di ballerini tentare decine di giri senza mai afferrare i dettagli che separano una pirouette mediocre da una che cattura veramente lo sguardo. Questi trucchi non li troverete nei manuali classici, perché nascono dall’esperienza diretta di chi, come me, ha passato anni a lottare con questo movimento e poi a insegnarlo.

Il ruolo decisivo della preparazione del plié

Quando un ballerino entra in pirouette, il primo errore che commetto a correggere è sempre lo stesso: il plié di preparazione è troppo profondo o, al contrario, insufficiente. Un lettore mi ha scritto mesi fa lamentandosi di perdere sempre l’equilibrio durante il primo giro. Guardandolo, ho capito subito: faceva un plié da grand ballet, quando per la pirouette occorre un plié controllato e contenuto.

Qui risiede il trucco meno noto: il plié di preparazione non deve essere una base massiccia. Deve essere profondo quanto basta per creare spinta, ma superficiale abbastanza da mantenerti già concentrato sul baricentro. I migliori ballerini che ho seguito facevano un plié quasi “sussurrato”, non gridato. La profondità giusta è quella che ti permette di sentire il pavimento sotto i piedi senza perderci il controllo della postura.

Inoltre, il tempo del plié è cruciale. Molti accelerano troppo il passaggio dalla preparazione al relevé. Occorre invece un ritmo costante: il plié dura tanto quanto la spinta verso l’alto. Questo equilibrio temporale è quello che regala quel senso di inevitabilità che caratterizza le grandi pirouette.

La densità muscolare del core: il vero segreto invisibile

Nessuno te lo dice chiaramente, ma le pirouette si girano con l’addome, non con le gambe. Ho corretto migliaia di esecuzioni durante i miei laboratori a Torino e Reggio Emilia, e quasi sempre il problema è una mancanza di tensione addominale durante il giro. Non intendo una contrazione visibile: intendo una densità interna, quella che i francesi chiamano “placement”.

Il trucco pratico è questo: prima di iniziare il movimento, irrigidisci leggermente l’addome, come se stessi per ricevere un pugno. Mantieni questa tensione per tutto il giro. Non è sforzo esagerato, è consapevolezza. Quando il core è davvero attivo, la colonna vertebrale diventa un asse stabile attorno a cui il corpo ruota. Senza questo, il bacino vacilla e il corpo “atterra” fuori asse.

Mi è capitato di recente di lavorare con una ballerina che faceva quattro o cinque giri senza problemi, ma il sesto era sempre un disastro. La soluzione? Ha mantenuto la tensione addominale per TUTTI i giri, non solo per i primi tre. Quando ha capito che l’addome doveva essere stabile come una roccia dall’inizio alla fine, il cambio è stato immediato.

L’uso non convenzionale dello sguardo e della testa

Il “fouetté” dello sguardo è insegnato da sempre, ma esiste una variante meno conosciuta che cambia completamente la qualità della pirouette: il focus non deve essere su un punto fisso esterno, bensì su uno spazio davanti a te. È sottile, ma decisivo.

Quando fissi un punto come fosse un chiodo nel muro, la testa rimane rigida. Quando invece miri a uno “spazio” davanti a te mantenendo uno sguardo morbido, la testa ha più libertà di movimento ed è anche più naturale. Strano a dirsi, ma questo rende i giri più facili e più belli contemporaneamente.

Inoltre, c’è un dettaglio sul timing: la testa non deve completare il fouetté nello stesso momento del corpo. Deve finire leggermente dopo. Questo ritardo minuscolo crea un’ondata nel movimento che rende visivamente più fluido il giro. Prova a osservare i grandi ballerini in video e vedrai che la loro testa “recupera” sempre un istante dopo che il corpo ha completato il giro.

La resistenza del pavimento: come “afferrare” il terreno

Un aspetto spesso ignorato è come il piede in pirouette interagisce con il pavimento. Molti ballerini pensano al relevé come a un semplice sollevamento sulle punte, ma in realtà il piede deve “afferrare” attivamente il pavimento mentre sale. È una contrazione muscolare simultanea che crea stabilità.

Durante il relevé, i muscoli del piede e della caviglia devono lavorare come se stessero per scalare una corda. Questo crea una base solida da cui il corpo può ruotare senza cedimenti. Ho notato che i ballerini che riescono a mantenere 6-8 giri senza ondeggiare hanno sempre questo dettaglio: una tensione attiva nel piede di supporto che dura per tutto il movimento.

Inoltre, prima di salire in relevé, il piede deve cercare il pavimento con un leggero movimento verso il basso. Sembra controintuitivo, ma questa ricerca di contatto crea la resistenza necessaria per la spinta verso l’alto. È come quando un saltatore si accuccia prima di saltare: ha bisogno di spingere contro qualcosa.

La posizione del braccio libero: equilibrio dinamico

Il braccio che non è in posizione “en attitude” deve essere un elemento attivo di equilibrio, non passivo. Molti ballerini lo lasciano andare, pensando che non conti. In realtà, il suo posizionamento nello spazio è una leva per il controllo del baricentro.

Il trucco è questo: durante la pirouette, il braccio libero deve trovarsi sempre in linea con il tuo centro di gravità, né davanti né dietro. Se inizia a vagare, il baricentro lo segue. Mantenendo il braccio stabile in uno spazio immaginario davanti al tuo corpo, il resto del movimento rimane più controllato.

La pirouette rimane uno dei movimenti più esigenti della Danza classica, ma armato di questi accorgimenti pratici puoi trasformare il tuo approccio. Non è solo tecnica: è consapevolezza del tuo corpo nello spazio e del dialogo costante che instabili con il pavimento. Questi dettagli meno noti sono quelli che separano chi gira e basta da chi fa vibrare lo spazio mentre gira.

Ilaria Foresi

Ilaria si avvicina alla danza classica da bambina e scopre presto la passione per la coreografia. Negli anni ha collaborato con diversi centri culturali per progetti di movimento creativo, curando laboratori per adulti e bambini a Torino e Reggio Emilia.